La storia del Cartongesso

Pietro Testi • 1 aprile 2022

Origini antiche: il gesso e il suo potenziale

La storia del materiale che oggi chiamiamo “cartongesso” comincia molto prima dell’edilizia moderna, con la scoperta del gesso (solfato di calcio diidrato) e la sua lavorazione. Già gli Egizi, circa 3.700 a.C., lo utilizzavano per blocchi o intonaci nelle loro costruzioni monumentali. 

Le sue proprietà — leggerezza relativa, facile lavorabilità, capacità di indurirsi dopo l’applicazione — lo resero interessante per le pareti, gli stucchi, le finiture decorative.

Nel corso dei secoli, il gesso comparve nel mondo greco-romano e medievale non solo come materiale d’intonaco ma anche come supporto per pitture murali, affreschi, decorazioni in rilievo. 

Ma, attenzione: era ancora un materiale impiegato in modo umido, tradizionale — stuoie di legno (laths), intonaci stratificati, lunghi tempi di posa.

È solo con la rivoluzione industriale e con la crescente domanda di edilizia efficiente, veloce e su larga scala che il gesso inizia a trasformarsi in qualcosa di nuovo: una lastra prefabricata, più rapida da montare, che si inserisce nel sistema costruttivo a secco.

L’intuizione di Augustine Sackett e la nascita della lastra “rivestita”

È qui che la storia accelera. Augustine Sackett (nato nel 1841, deceduto nel 1914) — laureato al Rensselaer Polytechnic Institute e reduce dalla Guerra di secessione statunitense — sviluppò una macchina per produrre pannelli formati da strati alternati di carta (“builders’ sheathing paper”) e gesso (plaster of Paris = gesso calcinato) come rivestimento murale interno. 

Nel brevetto U.S. n. 520,123, del 22 maggio 1894, intitolato Inside Wall Covering, Sackett descriveva un pannello costituito da “webs of paper alternated with layers of hard adherent plastic substance” (ossia strati di carta intervallati da gesso). 

Questo prodotto viene considerato il progenitore diretto del cartongesso moderno: una lastra rigida ma montabile rapidamente, che sostituisce in parte la combinazione legno/intonaco.

La “Sackett Board” fu prodotta a partire dal 1888 circa. 

Caratteristiche: spessore contenuto (ad esempio ¼ inch in alcuni casi) e diverse «plies» di carta-gesso. L’idea centrale: ridurre tempi e manodopera rispetto alle tradizionali pareti in intonaco. 

Interessante notare che la carta poteva avere un lato “impermeabilizzato” (water-proofed) nel brevetto, e che Sackett contemplava anche forme alternative di legante (“hydraulic cement”). 

In sintesi: Sackett introduce il concetto di lastra prefabricata in gesso rivestito — prima pietra della storia del cartongesso.

L’evoluzione tecnologica e industriale nei primi anni del Novecento

Dopo Sackett il passo successivo fu l’industrializzazione su larga scala del sistema. Ecco alcuni momenti chiave:


  • Nel 1901 fu fondata la United States Gypsum Company (USG) dalla fusione di circa trentacinque società indipendenti del settore gesso-plaster negli Stati Uniti. Questo segnò l’inizio della produzione integrata di pannelli in gesso rivestito.


  • Nel 1909 USG acquisì la Sackett Plaster Board Company e quindi il processo di Sackett. 


  • Tecnologie: nel 1910 USG sviluppò il “folded edge” (bordo piegato) della lastra, utile a ridurre la frattura del bordo e migliorare la finitura. 


  • Nel 1913 fu eliminata la struttura multicarta/feltro interno a favore di un’anima di gesso tra due fogli di carta — più semplice e più efficiente: era il passaggio decisivo verso il cartongesso moderno. 


  • Nel 1916 USG introdusse il cosiddetto “Panel Board” con bordi squadrati (square‐edge) che consentivano pareti più lisce e rapide da rifinire senza intonaco. 


  • Nel 1917 la stessa USG iniziò a usare la marca “Sheetrock®” per questo tipo di pannelli. 


Questa fase — dal 1900 agli anni ’20-’30 — è cruciale perché il sistema lastre in gesso rivestito esce dallo stile artigianale per diventare sistema prefabbricato, industrializzato, con marchi, differenziazioni, e nuovi metodi di posa.

In particolare, la riduzione della complessità dei materiali (da molteplici strati di feltro/carta a uno strato principale di gesso + facce di carta) rappresenta un salto tecnico.

In parallelo si sviluppano processi di estrazione e calcificazione del gesso su scala industriale: il materiale rimane relativamente economico, ma la logistica e i costi di trasporto diventano un fattore strategico.


Anche la protezione al fuoco, alla fessurazione, la leggerezza e la rapidità d’installazione diventano parametri centrali non solo “veloce da montare”, ma affidabile dal punto di vista prestazionale.

Diffusione e consacrazione del sistema (1910-1945)

Con l’evoluzione industriale consolidata, il cartongesso (o meglio, la lastra in gesso rivestito) trova terreno fertile in due grandi spinte:


  • Costruzione militare e strutture temporanee: durante la prima guerra mondiale, le esigenze di alloggi veloci, resistenti al fuoco e a basso costo spinsero l’utilizzo di questi sistemi.


  • Boom del dopoguerra: nel secondo dopoguerra la ricostruzione e l’edilizia di massa negli USA crearono una profonda domanda per materiali che riducessero tempi e costi.


Ad esempio, la USG, al World’s Fair di Chicago (1933-34), fu chiamata a fornire lastre “Sheetrock” per padiglioni temporanei esterni: un banco di prova dell’affidabilità del sistema. 

Durante la Grande Depressione, grazie all’integrazione verticale (estrazione, trasformazione, distribuzione) e a un’estesa rete di produzione, USG riuscì a non registrare perdite per anni, cosa rara nell’industria edilizia.


Dopo il 1945, l’edilizia residenziale in Nord America esplose: migliaia di abitazioni rapide, quartieri new-look, moduli standardizzati. Il cartongesso diventò materiale predominante: veloce da montare, facile da rifinire, più pulito dei vecchi intonaci. 

Questa fase cementa il “sistema lastre + montaggio a secco” come nuovo paradigma nell’edilizia leggera. È in questo periodo che la lastra in gesso rivestito passa da “alternativa curiosa” a “standard di costruzione”.


Verso l’Europa e l’Italia: adattamento e crescita

Il sistema statunitense varcò l’oceano, ma con tempi e modalità differenti. In Europa, l’adozione fu più graduale: inizialmente nelle regioni del nord dove il sistema in legno era già presente e la cultura costruttiva predisposta a sistemi a secco. Ma già negli anni ’30 la società tedesca Gebrüder Knauf Gipswerke, fondata dai fratelli Alfons N. Knauf e Karl Knauf a Iphofen (1932), incominciò a sviluppare la produzione di lastre in gesso rivestito adattate al contesto europeo. 



In Italia la filiale Knauf Italia nacque nel 1977 con due stabilimenti in Toscana: uno per lastra e profili, l’altro per intonaci e stuccature. Anche qui, il sistema lastre accelerò la diffusione della costruzione a secco.

La vostra azienda, Nuova Rinnova, entra in questo filone: utilizzo professionale, montaggio qualificato, supporto tecnico.

Va notato che nell’Europa del Dopoguerra la carenza di manodopera, le esigenze di ricostruzione e la crescente attenzione alle prestazioni (fuoco, acustica, isolamento) resero il sistema lastre molto attraente anche al di fuori di USA.


Knauf Italia nacque nel 1977, con due stabilimenti in Toscana dedicati rispettivamente alla produzione di lastre e profili e a quella di intonaci e stucchi. Da allora, il marchio ha contribuito a formare intere generazioni di professionisti del settore, promuovendo qualità, ricerca e formazione tecnica.

Una storia che continua

Oggi il cartongesso è un sistema in continua evoluzione. Le lastre moderne non sono più soltanto un rivestimento, ma elementi tecnologici complessi: versioni ad alta densità per la protezione antincendio, pannelli fonoisolanti, lastre antibatteriche, sistemi per la depurazione dell’aria o la regolazione dell’umidità, fino alle soluzioni per esterni come le Aquapanel.

Ogni innovazione nasce dallo stesso principio che guidava Sackett oltre un secolo fa: migliorare la vita e il lavoro di chi costruisce.


La storia del cartongesso è, in fondo, anche la storia di chi lo applica.

Di chi studia, taglia, monta e perfeziona giorno dopo giorno questo materiale apparentemente semplice ma in realtà frutto di una lunga evoluzione tecnica e umana.

È una storia che continua, alimentata dalla ricerca, dall’esperienza e da quella passione che — da oltre trent’anni — anche Nuova Rinnova porta avanti con orgoglio, insieme a Knauf, in un percorso condiviso di qualità e innovazione.

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Le pareti in cartongesso al contrario di quel che si possa pensare, sono estremamente più performanti, in termini di isolamento acustico, rispetto alle pareti costruite con sistemi tradizionali, a parità di spessore. Il fatto che sia una tipologia costruttiva “leggera” per così dire, non significa affatto che si tratti di tramezzi poco isolanti vero piuttosto è il contrario. La tecnologia della parete in cartongesso, la rende un sistema ideale al contrastare la propagazione dei rumori tra locali attigui quindi, andiamo a capirne il funzionamento ma prima va fatta una doverosa distinzione, su due principi fondamentali in acustica: Isolamento aereo: Riduce la trasmissione del rumore da un ambiente all'altro. Assorbimento acustico: Riduce il riverbero o eco del suono all'interno di un ambiente. Quindi isolamento ed assorbimento sono due parametri ben distinti da prendere in considerazione. Spesso la richiesta è quella di isolare un ambiente rispetto ad un'altro per cui ci soffermeremo maggiormente su questo aspetto. Il tema dell'assorbimento acustico o insonorizzazione di una stanza, verrà trattato prossimamente. Come è possibile quindi che semplici lastre da 12,5 mm di spessore e pannelli in lana, riescano ad isolare acusticamente meglio di una parete in laterizio? Il segreto è nella tecnologia che compone una parete in cartongesso, essendo questa una tecnica costruttiva a strati, sfrutta un principio fisico detto Massa - Molla - Massa dove lastre, materiali isolanti ed aria alternati tra loro, costituiscono un sistema ideale per contrastare il propagarsi delle onde sonore aeree. Per approfondire questa tematica complessa ed articolata, è consigliato un consulto con il nostro ufficio tecnico.
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L’aver eseguito una stuccatura eccellente è requisito fondamentale per ottenere una superficie finita senza segni. Tuttavia, capita che, anche se il cartongessista ha fatto un buon lavoro, in particolari condizioni di luce si possano notare segni antiestetici. Da cosa potrebbe dipendere? Per quanto possa sembrare strano, i segni sono spesso riconducibili alla tinteggiatura. Per tinteggiare, si può procedere a pennello oppure a rullo ed è importante dilatare bene la pittura, evitando di generare accumuli di materiali tra una passata e l’altra. L’azione deve essere veloce e decisa, perché la pittura tenderà ad asciugare rapidamente. Occorre quindi stendere bene il prodotto in maniera uniforme. L’utilizzo del fondo consolidante è sempre obbligatorio alla prima tinteggiatura. Omettere questo passaggio comprometterebbe l’intera operazione di finitura. Il fondo, nelle nostre installazioni, viene generalmente applicato dai nostri operatori. Utilizziamo il Knauf Tiefengrund, un aggrappante con resina sintetica finissima in dispersione acquosa, senza solventi, a saponificazione molto elevata. Knauf Tiefengrund è consigliato come trattamento preliminare per tutti i tipi di superficie a base gesso, su massetti o come mano di fondo per intonaci a base gesso, calce o cemento, perché uniforma il grado di assorbimento della pittura. Il prodotto è ideale per interni come trattamento preliminare di pareti, contropareti e soffitti prima dell'applicazione di piastrelle, tappezzerie o pitture. 
Autore: Pietro Testi 20 giugno 2024
Abbiamo finito di montare lastre e profili ed è arrivato quindi il momento delle stuccature. Tra i vari passaggi, questa è la fase più delicata di tutte e occorre procedere con molta attenzione. Va detto fin da subito che un buon risultato della stuccatura dipende in maniera imprescindibile da un corretto montaggio del sistema. Il telaio di supporto deve essere integro e correttamente dimensionato, e occorre valutare se sia necessario prevedere o meno dei giunti di dilatazione. Indispensabile, inoltre, è il corretto montaggio delle lastre: le giunzioni non devono mai essere fatte in corrispondenza di spigoli a parete per quanto riguarda i controsoffitti, o in corrispondenza di angoli di porte e finestre nel caso di pareti e contropareti. Occorre inoltre disporre le giunzioni in senso perpendicolare alla luce proveniente dall’esterno e, soprattutto, valutare le attuali condizioni climatiche. È decisamente controproducente procedere alla stuccatura in giornate piovose o particolarmente umide, poiché l’elevata umidità potrebbe essere stata assorbita dalle lastre. Stuccare lastre umide potrebbe causare ritiri plastici con conseguente insorgenza di cavillature. La conservazione delle lastre in cantiere è egualmente importante: è necessario mantenerle riparate e sollevate da terra.