L’importanza del nastro perimetrale nelle costruzioni a secco
L’importanza del nastro perimetrale nelle costruzioni a secco
Un piccolo componente, spesso invisibile a lavoro finito, che svolge un ruolo fondamentale nella corretta realizzazione di pareti, contropareti e controsoffitti in cartongesso.
Quando si realizza una parete, una controparete o un controsoffitto in cartongesso, l’attenzione si concentra normalmente sugli elementi più evidenti: tipologia e numero delle lastre, spessore dei profili, isolamento inserito nell’intercapedine, prestazioni acustiche o resistenza al fuoco.
Esiste però un componente molto più semplice, economico e quasi invisibile a lavoro ultimato che non dovrebbe mai essere sottovalutato: il nastro perimetrale.
Nella nostra esperienza nelle costruzioni a secco abbiamo visto molte volte quanto siano proprio questi dettagli a distinguere una posa eseguita correttamente da una realizzazione apparentemente simile, ma meno curata.
Il nastro perimetrale non è quindi un semplice accessorio: quando previsto dalla scheda tecnica del sistema, fa parte della corretta modalità di posa e contribuisce alle prestazioni dell’intera costruzione a secco.

Cos’è il nastro perimetrale?
Il nastro perimetrale è una guarnizione resiliente che viene interposta tra i profili metallici e le superfici dell’edificio con le quali questi entrano in contatto.
Nel caso di una parete in cartongesso, viene applicato alle guide prima della loro posa a pavimento e a soffitto e, secondo la configurazione prevista dal sistema, agli elementi perimetrali a contatto con le strutture esistenti.
Lo stesso principio viene utilizzato nelle contropareti e nei controsoffitti.
Generalmente è realizzato in polietilene espanso a cellule chiuse, materiale flessibile e resiliente. È disponibile in diverse larghezze, da scegliere in funzione del profilo utilizzato, e può essere monoadesivo oppure biadesivo.
Caratteristiche tecniche: non tutti i nastri sono uguali
Spessore, larghezza, composizione e caratteristiche dell’adesivo possono variare da un produttore all’altro. Per questo è sempre opportuno utilizzare il prodotto previsto o compatibile con il sistema che si sta installando, verificandone la relativa documentazione tecnica.
La funzione principale: desolidarizzare la struttura
Per capire l’importanza del nastro perimetrale bisogna partire da un principio fondamentale delle costruzioni a secco: evitare il contatto rigido diretto tra l’orditura metallica e le strutture dell’edificio, nei punti in cui il sistema ne prevede la desolidarizzazione.
Una guida metallica posata direttamente su pavimento, solaio o muratura crea infatti un collegamento diretto tra materiali differenti. Interponendo una guarnizione resiliente si introduce invece uno strato di separazione tra il profilo e il supporto.
Questa funzione è espressamente prevista anche dai produttori. Saint-Gobain Gyproc definisce il nastro perimetrale una guarnizione tecnica utilizzata per desolidarizzare le strutture metalliche da pavimenti e soffitti, con la funzione di limitare la trasmissione di rumori e vibrazioni.
Anche Knauf prevede l’impiego della guarnizione isolante nelle proprie soluzioni a secco, in particolare per contribuire al controllo delle trasmissioni acustiche attraverso i punti di contatto della struttura.
Il dettaglio che può compromettere una buona prestazione acustica
Una parete può essere realizzata con lastre ad alte prestazioni e materiale isolante nell’intercapedine, ma il risultato finale non dipende esclusivamente dalla stratigrafia.
Il suono può infatti propagarsi anche attraverso le strutture dell’edificio e i relativi punti di contatto. Per questo i produttori prevedono l’impiego del nastro perimetrale per limitare le trasmissioni acustiche attraverso le strutture e ridurre il rischio di creare ponti acustici nei punti di contatto.
In altre parole, investire in una parete acusticamente performante e trascurare i dettagli perimetrali può significare compromettere parte del risultato che si voleva ottenere.
La prestazione di un sistema non dipende soltanto dai materiali scelti, ma anche da come vengono messi in opera.

Non è soltanto una questione di acustica
Il nastro perimetrale introduce uno strato resiliente tra materiali con caratteristiche differenti: da una parte l’orditura metallica, dall’altra muratura, calcestruzzo, pavimentazione o altri elementi costruttivi.
È però importante non attribuirgli funzioni che i produttori non dichiarano espressamente. Le documentazioni tecniche di Knauf e Saint-Gobain Gyproc descrivono chiaramente il nastro soprattutto in relazione alla desolidarizzazione della struttura e al controllo delle trasmissioni acustiche e delle vibrazioni.
Nel caso delle strutture d’involucro, la presenza del nastro interrompe il contatto diretto tra profilo metallico e supporto. Tuttavia non è corretto considerare il normale nastro perimetrale, da solo, come un sistema per la correzione del ponte termico.
Movimenti, dilatazioni e tensioni: cosa possiamo realmente dire?
L’acciaio dell’orditura, come tutti i materiali, è soggetto a variazioni dimensionali al cambiare della temperatura. Anche le strutture dell’edificio possono essere interessate da piccoli movimenti e assestamenti.
La presenza di uno strato resiliente evita un contatto completamente rigido in corrispondenza dei punti nei quali il sistema prevede la desolidarizzazione. Non è però corretto affermare che la funzione specifica del nastro sia quella di assorbire le dilatazioni termiche della struttura, perché questa prestazione non viene indicata come tale nelle documentazioni dei produttori che abbiamo esaminato.
Quello che osserviamo in cantiere
Le schede tecniche indicano come deve essere realizzato correttamente un sistema. L’esperienza maturata in cantiere permette però anche di comprenderne concretamente il perché.
Un fenomeno che può manifestarsi nei controsoffitti è la comparsa di rumori secchi o veri e propri “schiocchi”, talvolta più evidenti in concomitanza con variazioni di temperatura. Le cause possono essere diverse, ma tra i fattori che possono contribuire vi sono i piccoli movimenti dell’orditura e i punti di contatto tra la struttura metallica e gli elementi adiacenti.
Nella nostra esperienza abbiamo osservato che una corretta desolidarizzazione perimetrale mediante nastro contribuisce sensibilmente a ridurre questi fenomeni, evitando il contatto diretto dell’orditura metallica con le strutture dell’edificio.
È anche per questo che Nuova Rinnova utilizza sempre il nastro perimetrale nelle applicazioni in cui il sistema ne prevede l’impiego. Non lo consideriamo un accessorio da utilizzare soltanto quando vengono richieste particolari prestazioni acustiche, ma un normale componente di una posa eseguita correttamente.
Nella pratica di cantiere capita ancora frequentemente di incontrare strutture realizzate senza questo accorgimento, probabilmente perché il nastro viene considerato un dettaglio secondario o semplicemente perché, una volta terminato il lavoro, non sarà più visibile.
Il nostro approccio è diverso: se un componente è previsto dal sistema, viene installato, anche quando a lavoro ultimato nessuno potrà più vederlo.
Ed è proprio nei particolari destinati a rimanere nascosti che, molto spesso, si riconosce la differenza tra una semplice posa di cartongesso e un sistema a secco realizzato a regola d’arte.
Nastro monoadesivo o biadesivo: quale scegliere?
Entrambe le soluzioni svolgono la funzione principale di desolidarizzare il profilo metallico dal supporto, ma presentano alcune differenze pratiche nella posa.
Il nastro monoadesivo aderisce direttamente al profilo metallico e permette di mantenere la guarnizione correttamente posizionata durante l’installazione. È una soluzione semplice ed efficace quando la guida viene successivamente fissata al supporto secondo le modalità previste dal sistema.
Il nastro biadesivo, invece, presenta adesivo su entrambi i lati. Oltre alla funzione di guarnizione, può quindi agevolare il posizionamento e l’adesione della guida al supporto, risultando particolarmente utile quando si lavora, ad esempio, su una pavimentazione esistente che si vuole evitare di forare.
Attenzione però a un aspetto importante: biadesivo non significa automaticamente “senza tasselli”. La possibilità di eliminare il fissaggio meccanico dipende dal prodotto utilizzato, dal tipo di parete e soprattutto dalle prescrizioni del relativo sistema.
Esistono infatti prodotti per i quali il produttore ammette, entro determinate condizioni, la posa senza tassellatura; in altri sistemi è invece previsto espressamente anche il fissaggio meccanico della guida.
La regola corretta è quindi seguire sempre la scheda tecnica del sistema che si sta realizzando, senza trasformare una caratteristica del nastro in una regola valida per qualsiasi applicazione.
Un vantaggio interessante del biadesivo
Una delle applicazioni più interessanti riguarda gli interventi su pavimentazioni esistenti, dove forare con un tassello può significare danneggiare una piastrella, una superficie in marmo o un pavimento che si desidera conservare.
Saint-Gobain Gyproc indica, ad esempio, la possibilità di applicare il proprio nastro biadesivo direttamente su pavimenti esistenti evitando di rovinarli con la tassellatura. Anche Knauf prevede per specifiche applicazioni l’utilizzo del biadesivo senza tasselli, entro i limiti indicati nella propria documentazione tecnica.
È quindi una possibilità reale e molto utile, ma deve essere prevista dal sistema e non improvvisata in cantiere.
E dal punto di vista termico?
Nelle strutture che interessano l’involucro dell’edificio, il nastro perimetrale svolge un ruolo anche dal punto di vista termico. Interponendosi tra il profilo metallico e il supporto, interrompe il contatto diretto tra i due elementi e contribuisce a limitare la formazione di ponti termici in corrispondenza delle guide perimetrali.
Non si tratta soltanto di una considerazione legata all’esperienza di cantiere: nella documentazione tecnica Knauf relativa ai sistemi Aquapanel per esterni viene espressamente indicata l’applicazione del nastro di guarnizione isolante per contenere sia le trasmissioni acustiche laterali sia i ponti termici.
Nei nodi dell’involucro più critici, tuttavia, il nastro può rappresentare soltanto una parte della soluzione: la corretta gestione del ponte termico deve essere valutata nell’insieme della stratigrafia e dei dettagli costruttivi, eventualmente prevedendo ulteriori materiali isolanti in corrispondenza delle guide.

Le dimensioni del nastro: quale larghezza utilizzare?
Il nastro perimetrale deve essere scelto anche in funzione della dimensione del profilo metallico sul quale viene applicato. L’obiettivo è creare uno strato di separazione continuo tra il profilo e il supporto, senza lasciare zone di contatto diretto.
In commercio esistono nastri di diverse larghezze, comunemente 25, 50, 75 e 100 mm, adatti alle differenti tipologie di guide utilizzate nelle costruzioni a secco.
La larghezza deve quindi essere coerente con quella del profilo: una guida da 75 mm richiederà normalmente un nastro adeguato alla sua superficie di appoggio, così come una guida da 100 mm richiederà una larghezza maggiore.
Anche in questo caso è importante fare riferimento agli accessori e alle indicazioni previste dal produttore del sistema.
Un dettaglio da pochi euro che rimane nascosto per sempre
Una volta posate le lastre e completate le finiture, il nastro perimetrale non sarà più visibile. Proprio per questo è uno di quei dettagli sui quali è facile risparmiare tempo o materiale durante la posa, sapendo che a lavoro terminato nessuno potrà verificarne la presenza senza aprire la struttura.
Per noi, invece, vale il principio opposto: ciò che non si vede è importante quanto ciò che rimane visibile. Una costruzione a secco correttamente realizzata è un insieme di componenti, e ognuno deve essere installato secondo le indicazioni del sistema.
Il nastro perimetrale è un componente semplice, ma tutt’altro che secondario. Desolidarizza l’orditura metallica dalle strutture dell’edificio, contribuisce alle prestazioni acustiche e limita la trasmissione delle vibrazioni.
Che sia monoadesivo o biadesivo, deve essere scelto e posato correttamente, rispettando le indicazioni previste dal sistema costruttivo utilizzato.
Perché una costruzione a secco eseguita correttamente non si giudica soltanto da ciò che si vede a lavoro ultimato. Molto spesso sono proprio i dettagli destinati a rimanere nascosti a fare la differenza.









